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“Un manicomio a cielo aperto”. Una definizione raffinata per definire Dublino come il posto in cui tutto può avvenire, persino essere felici. Una definizione data da chi di felicità ne sa qualcosa, l’amico Marco Giannantonio. Era a pranzo con me, Isabella (la sua compagna di vita, di lavoro e di viaggio), e Ronan Sheehan, lo scorso sabato mattina quando ha usato l’espressione “Open air asylum” per descrivere Dublino nonchè l’esatto momento in cui (e l’esatto motivo per cui) ha deciso che lì sarebbe rimasto.
Dublino è il posto in cui puoi presentare un libro scritto in Italiano e avere da parte della gente tutta l’attenzione possibile, come se la lingua non fosse altro che uno stupido orpello ideato dalle persone per rendere più complessi concetti in realtà alla portata di tutti. Stupido trucco nel quale non cade la gente di Dublino. Il tutto è molto più semplice quando a introdurlo è un personaggio come Ronan Sheehan.
Ronan Sheehan è di Dublino da diverse generazioni. Suoi avi sono menzionati in Finnegan’s Wake come anche è citata nell’opera di Joyce la fabbrica di tè Becker’s, del suo bisnonno. Oltre a questo, ha tenuto lezioni all’University College di Dublino su Ulysses. Ha scritto libri su Dublino attualmente studiati all’università. Ma, più di tutto questo, Ronan vuole che chi ascolta, comprenda e “senta” ciò di cui lui parla. Non si limita a dire, vuole spiegare. Per farlo, guarda in faccia chi ha di fronte e solo dopo inizia a parlare.
Non so quante volte nella vita può capitare che un autore del suo calibro, con alle spalle pubblicazioni tradotte in diversi Paesi (in Italia Sellerio cura l’edizione de Il Ragazzo con la
ferita all’occhio), dedichi più di otto ore di una giornata (senza contare i giorni precedenti) a chi cerca solo di far camminare una piccola storia, come nel mio caso. Con le sue domande mi ha aiutato a trovare risposte, sulla storia di James e della sua Dublino, alle quali non avrei altrimenti pensato.
A Dublino gli amici, i vecchi amici, si ritrovano. Come se fosse la cosa più normale del mondo partire dal Milano, dal Veneto, da Lugano, da Praga solo per una presentazione e qualche Guinness.
Venerdì 13 (azz, era venerdì 13!), in tarda serata, appena incontrati di fronte a Trinity College, le strade di Temple Bar ci hanno chiamati. Anche la musica che veniva da un pub.
A Dublino, appena entrati in un pub, la gente si gira e ti sorride. A Dublino una coppia di mezza età già alticcia per eccesso di vita ti indica con gesto infraintendibile la sedia vuota lì di fianco, e canta Dirty Old Town con te. A Dublino un signore che suona per strada ti invita a ballare, e tu accetti. (vedi foto di fianco)
E poi a Dublino c’è un pezzo di Italia, che “prende energia dalla terra”. Si chiama Pinocchio ed è una casa, convenzionalmente chiamata ristorante, in cui la gente entra e dopo aver chiacchierato, mangiato, condiviso, sente che un po’ come l’alone della tazza di caffè sul tavolo, le è rimasta in faccia un sorriso.



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Dublin Crazy town little big town, you can feel teaste of old life still alive in ireland.
Many people do not know there is a real life still live, and lives never will end as long as you’re alive…
A.C.
Definitely true, my dear. Always keep on living.