Ancora nelle orecchie una musica…

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In quanti modi si può parlare delle 130 pagine che cercano di racchiudere una storia? Domanda complessa. Me la sono posta per la prima volta nella seconda tappa di Faintly Falling, chiedendomi se ogni volta avrei trovato qualcosa di nuovo da scavare in questo romanzo o se, parola dopo parola, tutto sarebbe diventato scontato, per me quasi noioso. “Oggi è stato bello – mi son detta – ma alla prossima?”. Ora, se dovessi trovare io dei modi nuovi per parlare di questa storia forse sarei già morta di noia. Ma se a raccontarla sono gli altri, ecco che tutte le volte io imparo qualcosa di Laura, Cristina e James, che un tempo non capivo.

Il 29 aprile a Pisa, i tre personaggi erranti hanno parlato con tre nuove voci, quella di Rosa, quella di Michele e quella di Ilena.
Rosamaria Pepe, mia congiunta politicamente impegnata, testa dura. Una lotta da vincere per ogni riccio che ha in testa. Prende tutto sul serio, anche se stessa. Finge di passare avanti e non curarsi delle cose, ma osserva tutto e scava a fondo e al momento giusto presenta il conto per ogni cosa. Lei in questo giorno è stata la voce dei pensieri di Laura. E’ stata la prima sino ad ora a cercare un po’ di sé nel passato di Laura, nel suo interesse per l’arte, per la musica. Si è cercata e si è trovata in quel “bisogno spasmodico di capire sin dove la vita può arrivare”.
E nemmeno si accorgeva dei brividi che avevo mentre leggeva del tempo che si ferma sulle note di un piano.
Il piano e la sua musica sono stati un regalo di Ilena Maremmani, giovane pianista di Pietrasanta. Da me conosciuta prima di questa serata solo per telefono.
“Ti va di suonare per me Moon River?”
“Sì”.
“E, magari, ti va anche di leggere le parti di Cristina, dal momento che è lei la musicista del romanzo”.
“Ma sì, dai!”, con leggerezza.
Non avevo idea della tensione emotiva che avrebbe investito per questo. Non immaginavo che avrebbe cercato lo spartito più adatto per accompagnare la lettura, non sapevo che avrebbe chiesto ad amici di fare assieme a lei le prove di tempi, intensità, velocità, proprio nei due giorni precedenti un esame importante.
Se solo avessi avuto da prima idea dell’effetto che avrebbe fatto la sua musica sulle parole di James, Laura e Cristina, sarebbe stato decisamente più lungo il cammino fatto a suon di musica in questa tappa di Faintly Falling.
Michele Cristiano Aulicino è la nota di colore che vorrei dare un domani ad una mia storia. Incapace per adesso di pennellarla, mi devo accontentare della sua disponibilità di tempo e luogo affinché presti la sua voce al tempo e alle stagioni che passano nel mio romanzo. Anche lui ha scelto, per leggere, il posto nel quale più si sentiva a suo agio; tra la gente, di fronte al tavolo dal quale tutti noi altri leggevamo. Lui è scanzonato nella misura in cui Rosamaria è distratta. Dice una battuta per dare ad ogni scena della vita la sua meritata nota di demenzialità, salvo poi cambiar voce, come ha fatto per leggere Faintly Falling, come ha fatto per ogni sua poesia. E senza pretese di comunicare, comunica. Nemmeno immagina quanto.
Per me si trasforma, Marco Fonda, in attore, regista, correttore di bozze, trainer. E in molto altro. Compagno di viaggio, prima di tutto. Mi chiedo quante altre strade sbaglieremo, pensando a cosa fare della mia stupida letteratura e del suo stupido mare. E quanti compagni di viaggio imbarcheremo ancora, per poi salutarli. Per aspettare domani per avere nostalgia. Cosa è un viaggio se non un insieme di strade da sbagliare?

Gran bella tappa, davvero. Grazie mes amis, per essere stati molto più di quel che merito.

Grazie a Sottobosco Libri&Caffé per l’accoglienza e l’ambientazione (maledettamente simile a quella effettiva del romanzo).
Grazie ad Antonio Pepe per il servizio fotografico che è na’ sciccheria!
Grazie, se non si era ancora capito, a Rosamaria, Michele, Ilena e Marco.
Sabrina

About faintly falling, il rumore della neve

Romanzo di Sabrina Barbante
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