Inizio a pensare che una presentazione in quel di Brindisi non possa che essere un successo. Sarà la città particolarmente vivace e curiosa, sarà che con due organizzatrici come Cesira e Augusta le cose non possono che essere perfette, ma tant’è.
Ecco una piccola fotostoria della serata dello scorso 15 aprile. Grazie a Monica Romano per questi bellissimi scatti.
Facendo un veloce calcolo mi rendo conto, a un giorno dal reading brindisino, che su un totale di otto tappe di Faintly Falling, quattro sono state reading (Samarate, Milano, Brindisi e Pisa).
In queste letture recitate, io prestavo sempre voce ad una delle due protagoniste e, con me, altri compagni di viaggio hanno dato espressione e vita a quelle che altrimenti sarebbero state solo parole.
E a questo giro? Domani a Brindisi, presso la vineria Susumaniello, si terrà un readig ma la voce sarà solo una. La mia.
Per forza di cose sono dovuta uscire dai personaggi e recuperare le parti del testo più interessanti, che raccontano la storia dal di fuori. Non parlerà Laura, né Cristina. Non parlerà James.
Non ci avevo pensato ancora, prima di adesso. Strano, ma interessante.
Mi rendo conto che, in quello che ho definito un romanzo a tre voci, lo spazio riservato al narratore onnisciente non è poi così limitato. Credeva di sapere molte cose, quel narratore (narratrice, per essere precisi). E invece, in oltre un anno di viaggio, il così detto “onnisciente” ha scoperto che di quei tre personaggi c’era ancora molto da capire.
Non sono affatto certa che domani sera sarò in grado di dare una tinta definita ai personaggi e alle loro storie davanti agli avventori della vineria. Oltre alle parole ci proveremo con la musica (ci sarà anche quella) e con le immagini (ci saranno anche quelle).
E poi, in veste inedita, una voce che torna a narrare.
Mi vedo così, io di fronte a loro tre, Laura, Cri e James. Loro sono assieme, io resto fuori e li descrivo, come quando li ascoltavo parlare per scrivere la loro storia.
Loro sono assieme e io lì, al di fuori, a fare quarta persona, singolare.
Crederei nei segni, se solo fossi in grado di decifrarli. Ma tutte le volte ci perdo la testa e non arrivo da nessuna parte.
Tutte le volte che c’é un elemeno o un segnale ricorrente al quale vorrei cercare di dare un nome, ecco che la parte di me che rifiuta ogni definizione (una parte tanto piccola quanto fastidiosa) cerca di dirmi che mi sto concentrando su cose senza senso.
Ora, prendi la neve. Passi per le nevicate milanesi di novembre e dicembre, cosa tutto sommato normale, mi torna anche in mente la coltre bianca sulle colline torinesi a gennaio. La mia amica Alice ci si gettava dentro come una bambina (impazzita). Io la guardavo divertita, ma preferivo non toccarla, quella neve.
E poco, pochissimo tempo dopo ho deciso di tornare al Sud. E oggi é aprile, e qui al Sud, dove sono io, nevica.
Neanche oggi l’ho sfiorata quella neve, che cadeva neanche tanto lentamente. Anzi, cadeva incazzata come non mai. Che stia cercando di dirmi qualcosa che io proprio non capisco?
Mi sono chiesta quasi tutto ormai su James, Laura e Cristina. E sulla neve, cosa dovrei chiedermi?
Forse nulla. Meglio dormire, tanto domattina sará giá sciolta. Sará come averla solo sognata.
Alla fine, é solo neve. O no?
Un ragazzino con i piedi scalzi lo chiedeva a James, osservandolo da sotto la sua finestra, dopo il suo rientro a Dublino.
Come è stato, per James, andar tanto lontano e sognare sempre la sua terra come fosse un paradiso perduto, per poi tornare e ritrovarsi all’immancabile appuntamento con se stesso senza saper rispondere ad una domanda così banale?
Il coraggio lo aveva trovato, le parole per spiegarlo e spiegarselo anche. E adesso? Perché lasciava la valigia ancora piena della sua vita ai piedi del letto?
Ecco, adesso vorrei che James fosse qui a darmi delle risposte. Ma ormai James lo conosco, é bravo a fare domande, per le risposte é meglio lasciar perdere. E poi, quando lo si cerca non lo si trova mai.
Meglio rimandare, anche perché adesso, fuori da questo treno scorre il mare e non me lo voglio perdere.
E poi un giorno torniamo. E non è un atto di coraggio anche tornare indietro?
Se lo chiedevano i tre protagonisti di Faintly Falling durante una delle loro lunghe conversazioni sul divano, mentre fuori la neve bloccava tutto. Ed era come se nei loro discorsi l’ineluttabilità del ritorno in “un posto chiamato casa” riguardasse solo il percorso di James, lo straniero etereo e in fuga come il vento dell’Ovest. Ma il coraggio di tornare, come quello di partire, non lascia scampo e non può risparmiare le sue conseguenze anche a chi ne viene semplicemente a contatto. Le due sorelle, dopo la partenza di James non sarebbero più potute restare sul loro divano, nella loro casa.
Io lo capisco oggi, più che quando me lo ha raccontato James. Lo leggo stasera nello specchio più che 15 anni fa, mentre leggevo Eveline. La paura di partire ti inchioda le gambe, quella di tornare ti lega il cuore e l’anima.
E slegare l’anima é il gesto piú complesso e forse quello con piú conseguenze.
Il motivo non lo sapeva James, che ha girato il mondo, perchè mai dovrei saperlo io?
Ma per me come per James ad un certo punto é finito l’inverno, è arrivato aprile, il mese piú crudele e allo stesso tempo il piú bello. Perché é il momento delle decisioni e decidere é comunque e sempre una buona idea. E anche prendere un treno.
Oggi, neve su Milano e gelo su buona parte dell’Italia. Sabato scorso a Lecce pioveva.
Pioveva mentre due donne dalle chiome folte in maniera imbarazzante, una biondissima (Cecilia Pavone), l’altra corvina (la sottoscritta), assieme ad un uomo con una grossa tela bianca in mano (Cosimo Brunetti), camminavano per le strade del labirintico centro storico, in cerca di porte aperte, chiavi smarrite, chitarre acustiche.
Le porte ci sono state aperte dagli amici del circolo Zei, la chitarra acustica è stata fornita dall’ottimo poeta, pittore e menestrello Paolo Bisceglia. Il resto lo abbiamo messo noi, insieme ai passanti, alcuni lì per caso, altri per abitudine, altri per invito.
Per uno scherzo del destino, dei trasporti, degli scioperi di un paese in tumulto da secoli, le tele di Brunetti non sono giunte a destinazione per quella che doveva essere la serata inaugurale della sua mostra “All’aqua torna”. Giungono notizie che oggi invece siano arrivate per cui invito tutti coloro che ne avranno la possibilità, a passare dal circolo Zei per vedere questi quadri, tra i quali anche alcuni ispirati a “Faintly Falling – il rumore della neve”.
Per clemenza del destino, almeno una cosa preventivata è avvenuta, ossia la proiezione del video che ripropongo in questa pagina, ispirato a Cristina di Faintly Falling, illustrato da Cosimo Brunetti e musicato da Francesco Massimi. Io ci ho messo le (poche) parole.
Al resto della serata, Cecilia ha prestato le sue, di parole. Interessante capire se ho ancora qualcosa di inesplorato da dire su questa storia. Ancora di più, capire se lei ha qualcosa da dire su di me, ma questa è un’altra storia.
Finito di parlare, si è attaccato a suonare. E a dipingere. E a bere e a ridere.
Le belle serate capitano anche quando piove ed è inverno (e il peggio dell’inverno deve ancora venire, dicono). Per fortuna o per sfortuna, per clemenza del destino, per caso ma mai troppo per caso, come nella vita.
“Neve, musica, immagini e parole” è in estrema sintesi (arte che sto imparando persino io) ciò che vi aspetta sabato 28 gennaio alle 21.30 allo Spazio Sociale Zei, in via Corte dei Chiaramonte, 2 a Lecce.
Cecilia Pavone, giornalista di Artribune, modererà la presentazione di Faintly Falling – il rumore della neve. Nello stesso giorno, nello stesso posto e alla stessa ora verrà inaugurata la personale di Pittura di Cosimo Brunetti “All’acqua torna”, contenente anche dei lavori liberamente ispirati a Faintly Falling.
Non paghi di tutto ciò, ci inseriamo anche la proiezione in anteprima dell’animazione “Primaneve” di Cosimo Brunetti, musiche di Francesco Massimi, ispirato a un personaggio del romanzo.
La serata promette anche un po’ di risate, musica, bella compagnia. Un vero buon motivo per venire? Se i Maya avevano ragione, è il caso di arrivare al cospetto del creatore con qualcosa di interessante da raccontare.